venerdì 1 maggio 2015

La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 19 aprile – 19 luglio 2015
La rosa di fuoco era il nome con cui era chiamata Barcellona negli ambienti anarchici di inizio Novecento. Un appellativo che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi e i conflitti sociali di cui fu teatro la città.




Antoni Gaudí

Chiesa della Colònia Güell, esterno, 1908-10

Carboncino, acquerello e gouache su carta eliografica, mm 610 x 475
Collezione María del Carmen Gómez Navarro


A siglare l’ascesa di Barcellona era stata nel 1888 l’Esposizione Universale, che celebrava il vertiginoso sviluppo economico e urbanistico della città e contribuiva a diffondere idee di rinnovamento. S’impongono nuovi stili di vita, nuovi valori e nuove visioni creative, contagiati dall’euforia della vita moderna che si respirava nelle capitali della Belle Epoque. Contemporaneamente, sulla scena artistica, si afferma un movimento animato dalla sete di sperimentazione, il modernismo catalano, che prende a modello la Parigi Art Nouveau, la Secessione Viennese e le altre grandi correnti europee del rinnovamento culturale. La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che sarà definita la “settimana tragica”, sfociarono in un violento conflitto tra popolazione civile e militari e in una dura repressione che decretò la fine di questa stagione irripetibile.


Pablo Picasso

Autoritratto, 1899-1900

Carboncino e gessetto su carta, mm 225 x 165

Barcellona, Museu Picasso. Dono dell’artista, 1970
© Succession Picasso, by SIAE 2015


Di questi anni fecondi e inquieti, e dei talenti che li animarono, dà conto La rosa di fuoco, la grande mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, a cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens, affiancati da un comitato di esperti di chiara fama. La rosa di fuoco, ovvero l’arte e le arti a Barcellona tra 1888 e 1909, rispecchia perfettamente la cifra culturale di Palazzo dei Diamanti: mostre accuratamente selezionate, approfondite, mai banali. Rassegne che presentano in Italia artisti straordinari ma poco frequentati (tra i tanti Reynolds, Chardin, Zurbarán...) o snodi fondamentali della storia dell’arte da prospettive inedite. Il taglio di questa esposizione offre, infatti, un punto di vista particolare su quel periodo aureo dell’arte e della cultura catalana, presentandolo sullo sfondo dello scenario storico-sociale per metterne in risalto la fisionomia complessa quanto affascinante. In questa ottica i grandi protagonisti della storia dell’arte appaiono sotto una luce non scontata: è il caso del giovanissimo Picasso che nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Due testimonianze folgoranti sono l’Autoritratto del 1899-1900, con il suo sguardo magnetico da enfant prodige, e il Ritratto di Gustave Coquiot del 1901, sorprendente nello stile quasi espressionista. O ancora invenzioni originalissime del genio di Antoni Gaudí, come il progetto per la chiesa della Colònia Güell, di cui viene offerta una visione ravvicinata grazie a un allestimento spettacolare. Accanto a nomi celeberrimi, vengono proposte le opere di artisti meno noti ma di grande statura, come Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Hermen Anglada Camarasa, Isidre Nonell o Julio González. Il racconto della mostra delinea un ritratto a forti contrasti delle varie anime del modernismo, che espressero il loro immaginario attraverso una pluralità di stili. Si parte dall’eclettismo degli architetti che tra Otto e Novecento cambiarono il volto della città all’insegna della sperimentazione e del recupero della tradizione romanica, gotica e mudéjar.

Pablo Picasso

Donna a teatro (Le Divan japonais), 1901

Acquerello e gouache su cartone, cm 39 x 53

Collezione privata
© Succession Picasso, by SIAE 2015
Si passa poi alle estrose istantanee della vita moderna sul modello dei naturalisti e degli impressionisti, tra le quali spiccano Scena domestica all’aria aperta di Casas e Le Grand bal di Rusiñol, del 1891. Ci si addentra quindi nell’atmosfera equivoca dei caffè e dei ritrovi notturni, grazie alle femmes fatales e agli impasti cromatici iridescenti che resero celebre Anglada all’inizio del Novecento, per chiudere sulla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Picasso e Isidre Nonell, infatti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante. Nascono così capolavori assoluti, quali Dolores di Nonell e Ragazza in camicia di Picasso, icone immortali della dignità umana. L’allestimento della mostra è stato studiato per mettere in dialogo tecniche e materiali diversi: dipinti, disegni, manifesti, fotografie, gioielli, modelli architettonici e teatrali, ceramiche e sculture, oltre 120 opere testimonieranno come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento.
Un programma di iniziative culturali accompagnerà la mostra, sotto il titolo di Barcellona modernista: città dei prodigi. Un ciclo di conferenze organizzato dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Dipartimento di Architettura in collaborazione con la Pinacoteca Nazionale porterà a Ferrara esperti di levatura internazionale che offriranno un punto di vista ravvicinato sui differenti ambiti e le varie personalità attraverso cui si è espressa quella temperie culturale. La collaborazione con il Conservatorio “G. Frescobaldi”, la Fondazione Teatro Comunale e l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio offrirà ulteriori suggestioni sull’universo musicale e sulla poetica di Gaudí. Infine, per il pubblico dei più giovani, la Fondazione Ferrara Arte ha in programma una novità. Una proposta di laboratori “en plein air” riservati ai centri estivi della città e della provincia metterà nelle mani dei più piccoli quel tesoro di immaginazione, curiosità e sperimentazione che è la straordinaria eredità della “rosa di fuoco”.
Informazioni

LA ROSA DI FUOCO. La Barcellona di Picasso e Gaudí Ferrara, Palazzo dei Diamanti 19 aprile – 19 luglio 2015

A cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens Organizzatori Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara La realizzazione della mostra è stata possibile grazie alla fondamentale collaborazione del Museu Nacional d’Art de Catalunya

Orari di apertura
Dal 19 aprile al 31 maggio: 9.00 – 19.00
Dal 1 giugno al 19 luglio: 10.00 – 20.00
Aperto anche 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno
Aperture serali straordinarie fino alle 23.00: 25 aprile, 1 e 22 maggio, 1 giugno, 17, 18 e 19 luglio

Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei tel. 0532 244949, diamanti@comune.fe.it www.palazzodiamanti.it
Ufficio stampa Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049 663499,   info@studioesseci.net www.studioesseci.net
Dopo La rosa di fuoco
Dopo l’apertura il 19 aprile della rassegna La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí, la Fondazione Ferrara Arte ha in cantiere una serie di appuntamenti di alto profilo scientifico che hanno un particolare significato per la città di Ferrara, poiché si focalizzano su alcuni momenti cruciali della sua storia artistica e culturale.
Dal 14 novembre 2015 al 28 febbraio 2016, la mostra De Chirico a Ferrara, 1915-1918. Pittura metafisica e avanguardie europee celebrerà il centenario dell’arrivo di Giorgio de Chirico nella città estense e racconterà la nascita e lo sviluppo di una delle più importanti correnti artistiche del Novecento: la pittura metafisica. Organizzata in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica e con la Staatsgalerie di Stoccarda e curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos, l’esposizione ricostruirà il percorso di Giorgio de Chirico nei tre anni trascorsi a Ferrara, che determinano profondi cambiamenti nella sua opera. De Chirico infatti trova ispirazione nelle atmosfere sospese della città emiliana: scorci urbani e interni si popolano di manichini, di oggetti scoperti nelle vetrine del ghetto, di dolci e forme di pane tipiche della tradizione locale che, accostati l’uno all’altro, liberano nuovi e misteriosi significati. La pittura ferrarese di De Chirico ha avuto un’influenza cruciale non solo sull’arte italiana, ma anche sulle avanguardie europee. Per questa ragione ai dipinti metafisici realizzati dell’artista in questi anni faranno eco le opere di alcuni dei suoi compagni d’avventura, come Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, e alcune dei capolavori dei più importanti artisti dadaisti, come Man Ray e Raoul Hausmann, e surrealisti, come René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalí.
Dal 24 settembre 2016 Palazzo dei Diamanti dedicherà una nuova e affascinante esposizione a uno dei capolavori della letteratura occidentale, l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, per celebrare i 500 anni della prima edizione. La mostra, a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, si prefigge di andare oltre la semplice dimensione documentaria o di analisi della fortuna figurativa del libro, e si propone come un inedito, coinvolgente viaggio nell’universo ariostesco. Attraverso una selezione di splendide opere, alcune delle quali dei grandi artisti nominati dall’Ariosto nel poema – da Bellini a Mantegna, da Dosso a Leonardo, da Raffaello a Sebastiano del Piombo, da Michelangelo a Tiziano –,
l’esposizione condurrà il visitatore tra le pagine del Furioso, facendo rivivere il fantastico mondo cavalleresco che nutrì l’immaginario del suo autore. Dipinti, sculture, disegni, incisioni, arazzi, armi, libri, manoscritti e manufatti di straordinaria bellezza, evocheranno le battaglie, i tornei, gli amori e le imprese dei paladini ariosteschi, offrendo al tempo stesso un suggestivo spaccato della Ferrara in cui fu concepito il poema e raccontando giochi, sogni, desideri e fantasie di quella società delle corti italiane del Rinascimento di cui Ariosto fu cantore sensibilissimo.
Nel solco della consolidata attività di promozione della conoscenza di Ferrara e di quei fenomeni artistici e culturali germogliati in città che hanno avuto grande respiro internazionale, la Fondazione Ferrara Arte è promotrice anche dell’apertura, nell’autunno 2015, di una mostra dedicata a Michelangelo Antonioni: l’EYE Filmuseum di Amsterdam ospiterà infatti dall’11 settembre al 29 novembre 2015, la quarta tappa della mostra dedicata al maestro ferrarese e al patrimonio del Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, dopo gli appuntamenti a Palazzo dei Diamanti, al Centre for Fine Arts di Bruxelles e alla Cinemathèque Française di Parigi.

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