venerdì 29 novembre 2013

L'inchiesta di Repubblica è davvero pessima? Una replica a Federico Giannini

Sulla pagina Facebook dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei ho pubblicato la nota seguente tentando di replicare con gli argomenti che sono di mia competenza all'articolo di Federico Giannini, "La (pessima) ricerca di Repubblica sui siti web dei musei. E una proposta". Lo "scambio" di vedute è scaturito da un'inchiesta di Repubblica, curata da Giuseppe Borello.



Ho esaminato con attenzione il post di Federico Giannini su Finestre sull'Arte. La critica che è stata rivolta ai giornalisti di Repubblica è stata quella di superficialità, ma leggendo la sua disamina posso dire che quello che ho letto ha un’impostazione troppo tecnica e una visione prevalentemente “accademica”. Giannini, infatti, è laureato in Informatica umanistica ed è specializzato in tecnologie web per i beni culturali. E’ logico che lui abbia preso in considerazione quasi esclusivamente gli aspetti tecnici, addirittura sminuendo altri aspetti della visita museale che per noi museologi non sono affatto marginali. Da parte mia, quindi, io posso esprimere un parere da museologa e da comunicatrice, mentre non entro in ambito tecnico. Dal mio punto di vista, io giudico un sito per la sua capacità di attrarre l’attenzione e di instaurare subito, già attraverso lo stile della comunicazione, un rapporto amichevole con i lettori. Ci sono delle regole per riuscire in questo intento e basta studiare i siti web di musei inglesi e americani per capire quali sono, dato che in Italia gli esempi del genere sono davvero pochi; cerco, qui, di riassumerle, ricordando che si stanno prendendo in considerazione gli aspetti connessi alla comunicazione: evitare lo stile “freddo”, da trattato accademico; evitare la staticità delle immagini nell’intestazione; ovviamente aggiornare in continuazione le news; creare la possibilità di interazione non solo attraverso i social network collegati al sito ma, per esempio, anche creando dei blog nel sito stesso.
Posso fare tre esempi pratici di siti stranieri di musei “importanti” che rispettano queste regole, intendendo con il termine “importanti” musei noti a livello internazionale, e li metterò a confronto con il sito web del Polo museale degli Uffizi, così come ha fatto Giannini.

Primo esempio: Victoria & Albert Museum. Innanzitutto l’intestazione è dinamica e colpisce subito l’attenzione del lettore; il corpo della pagina è occupato interamente dal menù delle varie mostre in corso, cui si accede cliccando sulle immagini che già introducono al tema dell’esibizione corrente. In basso, il “piede” della pagina consente di accedere a tutte le altre informazioni possibili e immaginabili che permettono al visitatore di avere un quadro chiarissimo di tutti i servizi di cui potrà usufruire: dagli orari di apertura alla possibilità di usufruire di fasciatoi per i bambini piccoli, orari del bar in cui è specificata perfino la possibilità di usare i seggioloni, la riduzione a metà prezzo dei pasti per i bambini, la presenza di un distributore d’acqua gratuita, la presenza di una mappa che indica come visitare il museo con passeggino al seguito sapendo già quali sono le sezioni dove non sarà possibile entrare, ecc.; sono indicati anche i servizi per i disabili, in particolare i colloqui per i non vedenti, i servizi per non udenti, ecc. La precisione di queste informazioni è veramente eccellente. Vi sono poi: mappe interattive con possibilità di accedere alle schede di singoli oggetti, fotografie o altro delle varie mostre. Nella sezione Eating & Drinking, il visitatore saprà in anticipo anche quali sono le specialità proposte. Ci sono, poi, tutte le informazioni sulla biblioteca, sui dipartimenti, sulle Study Rooms, ecc.  e si può accedere anche ad ulteriori contenuti in base alle tematiche.
Un’altra caratteristica importante è la presenza dei blog amministrati dai curatori del museo. Questo è un aspetto fondamentale perché il visitatore può entrare in contatto con chi lavora nel museo, il quale non rimane una figura per lo più nascosta, che opera nell’ombra, dietro le quinte, ma una persona riconoscibile che instaura un dialogo con il pubblico. 

Secondo esempio: The Metropolitan Museum of Art. Come si può vedere, anche in questo sito si evita la staticità e si sceglie l’impostazione dei testi e delle figure sullo stile di un magazine. La sidebar di sinistra riunisce tutte le informazioni pratiche e la possibilità di acquistare i biglietti on line. La traduzione è possibile in ben dieci lingue. Nella sezione centrale sono raccolte le informazioni sugli eventi, sulle mostre in corso, sui programmi speciali per disabili, per i sostenitori del museo e per le famiglie; la sidebar di destra permette di accedere ai blogs: ancora una volta si sottolinea la scelta da parte dei curatori di non restare dietro le quinte o di non essere conosciuti solo in un ristretto ambito accademico, ma da tutto il pubblico.
Il footer del sito permette di accedere ad altre risorse: materiale audio e video nella sezione Met Media, una sezione dedicata ai programmi speciali per i bambini e le famiglie, la sezione Community che introduce alle attività del Met sui social media. A proposito, hanno raggiunto un milione di like su Facebook!
E infine la sezione dedicata all’offerta del Museum Shop, che secondo Giannini sarebbe paccottiglia, ma che in realtà ha anch’essa la sua importanza. L’acquisto, lo sappiamo, serve per conservare il ricordo della visita, crea un legame affettivo con quel luogo e con quella esperienza. C’è, ovviamente una differenza tra un museum shop e l’altro per quanto riguarda la qualità, ma è comunque giusto che il sito web del museo metta in evidenza anche la presenza di un museum shop e la possibilità di effettuare gli acquisti anche on line.

Terzo esempio: National Museums Liverpool. Mi è già capitato di citare questo sito web forse perché sono una grande estimatrice del lavoro di David Fleming. Il riferimento mi è molto utile per il confronto con il sito web del Polo museale fiorentino, in quanto anche in questo caso si tratta di un sito unico che riunisce tutti i musei nazionali di Liverpool. Per la terza volta si può notare che l’aspetto della home page è molto simile a quella di un magazine a colori. L’intestazione è, anche in questo caso, dinamica, con immagini che scorrono e attirano l’attenzione del lettore sulle varie mostre in corso. Anche da questo sito si può accedere al materiale video e ai blogs, ma l’aspetto più interessante è che cliccando sui nomi dei vari musei di Liverpool non si accede ad una schermata con le principali informazioni sul singolo museo di nostro interesse, ma si viene introdotti ad un altro sito web completo, in cui si può accedere, poi, ad altre risorse, al blog, a tutte le informazioni necessarie e che, naturalmente, è collegata con i vari social network.

Vediamo ora il sito del Polo museale fiorentino.

L’aspetto che mi colpisce maggiormente di questo sito web è la parte che riguarda le informazioni. Abbiamo appena visto che i musei inglesi e americani cercano di facilitare in ogni modo la visita, informando sui minimi dettagli e predisponendo ogni tipo di servizio per tutte le categorie di pubblico. Guardiamo come il sito web del Polo museale fiorentino accoglie i “potenziali” visitatori. Leggo l’intera sezione inerente la Galleria degli Uffizi, sono 14 righe:

ORARI
Da martedì a domenica, ore 8,15-18,50
Chiusura: tutti i lunedì, Capodanno, 1° maggio, Natale.

La biglietteria chiude alle 18.05
Le operazioni di chiusura iniziano alle 18.35

REGOLAMENTO
Si pregano i visitatori di attenersi ad alcune regole di comportamento (vedi di seguito il pdf scaricabile) e si ricorda alle guide turistiche e agli insegnanti che i gruppi non possono superare le 25 unità.

E qui è data la possibilità di scaricare le regole di comportamento. Un pessimo modo di accogliere i propri visitatori! Per quanto riguarda la conoscenza del personale responsabile, dal sito è possibile scaricare l’intero curriculum del direttore che, per carità, può essere interessante ed è in linea con le norme sulla trasparenza, ma certamente è insufficiente per conoscere una persona e il lavoro che questi svolge all’interno del museo, e non è di certo paragonabile ai blog gestiti dai curatori dei musei stranieri appena esaminati. 
I disabili sono informati che esiste un ascensore, e questo è l’unico servizio che possono permettersi. Ora qualcuno potrà obiettare che questo non è un giudizio sul sito web. E’ vero, però evidentemente se i siti web dei musei stranieri esaminati hanno così tante informazioni, risorse e materiali è perché dietro quel sito web c’è un museo che è attento innanzitutto alla soddisfazione del proprio pubblico. Ciò che salta agli occhi è che in quei siti è il pubblico ad avere una posizione centrale e tutto ruota intorno al suo bisogno di informazioni, che vengono fornite con uno stile amichevole e rassicurante, ma anche di conoscenza, perché quei siti hanno anche un alto valore didattico in quanto sono attenti che i contenuti siano comprensibili per tutti. Non si può pretendere, però, che un sito web esprima ciò che in realtà non c’è! Ed evidentemente la scarsità di informazioni è direttamente proporzionale alla scarsità di servizi. Passiamo, poi, ai singoli musei che fanno parte del Polo museale. Se proviamo a cliccare, non compare un altro sito web come succedeva cliccando sui singoli musei di Liverpool, ma compare una pagina di informazioni, statica, senza altre risorse, se non l’acquisto dei biglietti on line. Gli archivi digitali sono senza dubbio una risorsa importantissima ma riguardano gli studiosi e il pubblico con un grado di specializzazione più avanzato. Linguaggio tecnico, stile accademico, schede descrittive che sono state lasciate così come erano negli archivi della soprintendenza senza alcun tentativo di semplificazione: tutto questo è una barriera posta tra il museo e il grande pubblico. Non mi meraviglia che la pagina Facebook del Polo museale degli Uffizi conti 3055 like e che quello del Met ne conti un milione! La causa sarà il diverso modo di comunicare? Se vogliamo che i siti web dei musei italiani siano più soddisfacenti, dobbiamo fare in modo che prima di tutto i musei stessi siano più accoglienti. Non entro nel merito dello stile di comunicazione utilizzato nei social network, che quasi sempre sono pagine niente affatto “social” ma esattamente come i siti web: istituzionali e distanti, senza possibilità di interazione. Ma questo è un altro argomento e lo si potrà affrontare in una differente occasione.

Caterina Pisu

1 commento :

  1. La controreplica di Federico Giannini di Finestre sull'Arte può essere visionata qui: http://www.finestresullarte.info/91n_ancora-sui-siti-web-museali-risposta-a-caterina-pisu.php

    Da parte mia, nell'assicurare la piena disponibilità a collaborare ad un progetto comune in cui siano definiti gli standard tecnici ma siano anche messi a punto, per chi lo desidera, alcuni suggerimenti per attuare una efficace strategia comunicativa, vorrei qui esprimere solo una breve considerazione riguardo un passaggio della controreplica del collega Federico Giannini. Il considerare la collezione l'aspetto principale e quindi, da quanto ho capito, l'unica cosa veramente importante e intorno alla quale tutto deve ruotare, rappresenta una sua visione personale del museo, che naturalmente rispetto, ma che non posso condividere. Un museo che non si preoccupa della gente è un museo freddo, inospitale. In questi ultimi mesi ho ripetuto varie volte una frase di Stephen Weil che per me è diventata una sorta di motto (forse per altri un tormentone): "Senza valore sociale il museo è nulla". E quindi poco importa che un museo sia stracolmo di opere d'arte o di testimonianze dell'antichità. Alla fine, se non serve alla gente, è un'istituzione senza vita. E i siti web di cui abbiamo parlato ho paura che riflettano proprio questo tipo di museo. Federico ha definito i siti web italiani eleganti; a me, invece, sembrano freddi e distaccati. Quando visito il sito del Victoria & Albert Museum, le pagine che vedo mi mettono di buon umore e mi incuriosiscono. Non credo che sia solo una questione di gusti, penso, invece, che le strategie comunicative che sono state scelte riescano a coinvolgere un alto numero di persone, molto eterogeneo, e questo è di grande importanze per un museo che vuole rivolgersi a tutti. Un sito web, forse esteticamente più elegante, ma che non prende vita, è statico, molto "accademico", non può interessare lo studioso come il bambino, il laureato come l'illetterato. Come diceva un altro grande museologo, Kenneth Hudson, "il museo didattico, quello che si ripropone di istruire, è sostanzialmente non democratico. Nel migliore dei casi è autocratico e arrogante". E Hudson è appunto colui che suddivideva i musei in due categorie, quelli che sanno trasmettere calore e quelli freddi. Ecco, il museo freddo, è quello che si concentra esclusivamente sugli oggetti. A mio avviso il successo maggiore di un museo (e del suo sito web) non è avere tanti visitatori, ma fare in modo che i propri visitatori tornino a vederlo tante volte perché sono stati bene!

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