lunedì 10 marzo 2014

Red Location Museum: un museo tra passato e futuro



Il Red Location Museum, a New Brighton, Port Elizabeth, in Sudafrica - è stato progettato dall’architetto Joe Noero per essere sia un monumento alla battaglia del Sudafrica contro l'apartheid sia una parte integrante della vita comunitaria in un quartiere di periferia che è stato protagonista di questa lotta.
Il museo si trova nella baraccopoli della Red Location, il quartiere più antico di New Brighton, teatro di uno dei primi atti pubblici di sfida contro l'apartheid quando, nel 1952, i lavoratori neri delle ferrovie sfidarono le leggi che impedivano l’accesso dei neri nelle zone riservate ai bianchi.
In questa zona vivono circa 40.000 persone, con un tasso di disoccupazione che arriva all’80% e circa il 30% della popolazione sieropositivo. E proprio nel bel mezzo di questa baraccopoli è stato creato un museo-simbolo, con il sostegno del governo sudafricano.

Il museo, aperto al pubblico nel novembre 2006, ha vinto tre importanti premi internazionali. Nel giugno 2006 è stato insignito del Royal Institute of British Architects inaugural Lubetkin Prize "per l'opera architettonica più straordinaria che sia stata costruita al di fuori del Regno Unito e dell’Europa da un membro del Royal Institute" - battendo la concorrenza agguerrita da parte del Canadian War Museum di Ottawa e del The Terrence Donnelly Centre di Toronto. Nel 2005 Il Red Location Museum ha ottenuto anche il World Leadership Award per l'architettura e l'ingegneria civile, il Nelson Mandela Bay Municipality e il Dedalo Minosse International Prize.
"Costruire un museo sull’era dell'apartheid nel bel mezzo di una periferia che è stata un focolaio della ribellione è un risultato straordinario" - hanno dichiarato i giudici del Premio Lubetkin - "Il Red Location Museum ha superato brillantemente la sfida, utilizzando la perizia architettonica per produrre un'esperienza indimenticabile, visceralmente e intellettualmente in movimento."

Il museo come parte della comunità circostante



Il complesso museale, concepito non solo come attrazione turistica, ma anche come parte integrante della comunità circostante, comprende una galleria d'arte specializzata nel lavoro di artisti dell’Eastern Cape e ospiterà anche un mercato, un laboratorio artistico, una biblioteca e un centro di alfabetizzazione degli adulti, e un centro conferenze.

Nella zona intorno al museo sono state costruite centinaia di nuove case a basso costo grazie ad una sovvenzione dello Stato.
Il museo si integra nel quartiere preesistente di ex vittime dell'apartheid come una parte senza soluzione di continuità della loro vita quotidiana. "In questo modo, l'orrore dell'apartheid diventa più evidente semplicemente con la sua presenza perché il lato monumentale del museo è associato ad una comunità viva e attiva", afferma l'architetto Jo Noero.

"Scatole della memoria"

Il design del museo è progettato intorno al concetto di memoria per mostrare gli orrori del razzismo istituzionalizzato e per mettere in forte evidenza gli sforzi eroici del movimento anti-apartheid.




Le "scatole della memoria" - che i lavoratori migranti delle miniere del Sudafrica realizzavano per ricordare le loro case originarie - costituiscono la base dell’edificio del museo che è di per sé una enorme “scatola della memoria”. Si tratta, in pratica, di un contenitore di contenitori. Anche i materiali con i quali è stato costruito il museo sono familiari perché evocano i vicini capannoni delle fabbriche, il metallo ondulato e arrugginito delle case, le palificazioni in legno, i massetti in calcestruzzo e le casse di imballaggio del porto. Il portico d'ingresso, che crea un filtro tra l’interno e l’esterno del museo, permette di ospitare eventi informali di arte pubblica che fungono da collegamento tra il museo e la comunità. 

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