martedì 16 giugno 2015

Piccoli musei inclusivi: il Museo delle Palafitte di Fiavè e i malati di Alzheimer

(AP Photo/Apichart Weerawong)


«T-Essere Memoria» è un progetto sperimentale ideato dall’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento, rivolto ad un gruppo di malati di Alzheimer ospiti dell’APSP «M. Grazioli» di Povo.

Il progetto ha previsto varie fasi:

- una progettazione condivisa condotta da Luisa Moser, responsabile dei Servizi Educativi dell’Ufficio beni archeologici, e da Roberto Maestri, Alberta Faes ed Emanuela Trentini, animatori, fisioterapista e educatori della APSP di Povo;
- sei interventi dell’educatore museale presso la sede della APSP M. Grazioli di Povo;
- un’uscita presso il Museo delle palafitte di Fiavé.

Hanno partecipato al progetto, dodici pazienti residenti presso l’APSP, di cui sette provenienti dal Nucelo Alzheimer il Girasole e cinque da altri reparti della struttura.

Sono state proposte diverse attività, cercando di variarle per tenere sempre alta l’attenzione e la partecipazione. Sono state utilizzate anche copie di reperti archeologici per favorire l’osservazione, la manipolazione e la discussione, in modo da mettere in atto la stimolazione cognitiva e la valorizzazione delle abilità residue. In particolare si è cercato di sollecitare lo scambio di idee e l’emergere dei ricordi e delle esperienze personali, cercando di mettere in relazione il proprio vissuto con i materiali e gli oggetti archeologici presi in esame.
Le attività proposte, soprattutto quelle pratiche, non solo hanno suscitato grande interesse, ma è stato constatato anche un miglioramento dell’attenzione e della concentrazione, nonché una maggiore facilità a socializzare e a interagire con gli altri.
I pazienti affetti da Alzheimer possono ottenere grandi benefici da questo tipo di esercizi, svolti in un ambiente socievole e culturalmente stimolante. La partecipazione attiva ne aumenta l’autostima e allontana i malati di Alzheimer dall’isolamento, una delle condizioni che spesso si associa a questa patologia e che di frequente è causa di un rapido peggioramento.

Quando i professionisti museali hanno la capacità di elaborare una strategia inclusiva e, prima ancora, si dimostrano consapevoli delle potenzialità dei musei in senso sociale, i musei possono andare oltre le proprie funzioni tradizionali per diventare un punto di riferimento ancora più importante per la propria comunità e per la società in generale. E’ entusiasmante constatare che un museo “piccolo” ma molto significativo ed estremamente attivo come il Museo delle Palafitte di Fiavé, sia stato messo al centro di un progetto così importante grazie alle competenze e alla sensibilità di Luisa Moser, responsabile dei Servizi Educativi dell’Ufficio Beni Archeologici (Soprintendenza Beni Culturali) della Provincia Autonoma di Trento.

Mi auguro che tali iniziative divengano sempre più frequenti e che ricevano una giusta e meritata attenzione a tutti i livelli.

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